Foto © Stephen O’Flaherty
Sembra che la facciata di una normale casa inglese abbia improvvisamente iniziato a sciogliersi, scivolando verso il basso fino a distendersi sul giardino. Non è però il risultato di un cedimento strutturale: è From the Knees of My Nose to the Belly of My Toes, una spettacolare installazione realizzata nel 2013 dall’artista britannico Alex Chinneck.
L’opera trasformò un edificio abbandonato di Cliftonville, a Margate, in una gigantesca illusione architettonica capace di mettere in discussione ciò che normalmente ci aspettiamo da una facciata in mattoni.
A prima vista l’edificio sembra essere vittima di un surreale cedimento: la parte superiore della facciata si separa dalla casa, mentre finestre, porta e mattoni seguono una superficie curva che termina completamente distesa davanti all’edificio.
In realtà il movimento è soltanto un’illusione.
Chinneck fece rimuovere la facciata originale e la sostituì con una nuova struttura appositamente progettata per creare l’impressione che l’intero fronte dell’edificio stesse lentamente scivolando verso il terreno.
Il titolo scelto da Alex Chinneck è curioso quanto l’opera: From the Knees of My Nose to the Belly of My Toes.
L’installazione venne realizzata al numero 1 di Godwin Road, nel quartiere di Cliftonville a Margate, nel Kent, e rimase visibile dal 2013 al 2014.
Prima dell’intervento la casa era rimasta vuota per circa undici anni. Lo stato dell’edificio diventò così parte integrante dell’opera: mentre la nuova facciata offriva all’esterno l’immagine impossibile dello scivolamento, la parte superiore lasciata aperta permetteva di vedere gli interni deteriorati.
L’effetto può sembrare digitale, ma l’opera era completamente reale.
La facciata originale venne rimossa e sostituita da una nuova struttura curva sulla quale furono applicati i mattoni. Anche porte e finestre seguivano la deformazione, contribuendo a rendere credibile l’illusione.
La parte inferiore della facciata continuava la propria curva fino a diventare praticamente orizzontale sul terreno davanti alla casa.
Il risultato era una sorta di fotogramma congelato: sembrava di osservare l’edificio esattamente nel momento in cui la sua facciata stava scivolando via.
Dietro l’apparente semplicità dell’illusione si nascondeva un progetto tecnico piuttosto complesso.
Chinneck lavorò per circa dodici mesi alla realizzazione dell’opera. Il progetto, valutato circa 100.000 sterline, fu reso possibile anche dalla collaborazione con numerose aziende britanniche, che fornirono materiali, competenze produttive e servizi professionali.
La realizzazione richiese quindi la collaborazione tra arte, progettazione, ingegneria e industria.
La casa di Margate rappresenta bene uno degli elementi ricorrenti nel lavoro di Alex Chinneck: prendere qualcosa di assolutamente familiare e modificarne le regole fisiche.
Una normale facciata in mattoni diventa improvvisamente morbida. Elementi che associamo a solidità e stabilità sembrano comportarsi come se fossero realizzati in tessuto o gomma.
Il contrasto funziona proprio perché tutto il resto rimane credibile: mattoni, finestre, porte e proporzioni appartengono a una normale casa inglese. È il loro comportamento a essere impossibile.
La scelta dell’edificio non fu casuale. La casa si trovava a Cliftonville, un’area di Margate caratterizzata da un importante patrimonio architettonico ma anche da decenni di difficoltà economiche e sociali.
Il Thanet District Council autorizzò Chinneck a utilizzare l’immobile vuoto e il progetto si inserì nel più ampio processo attraverso il quale Margate stava utilizzando arte e cultura anche come strumenti di rigenerazione urbana.
Un edificio inutilizzato da oltre un decennio diventò così, temporaneamente, una delle architetture più fotografate della città.
From the Knees of My Nose to the Belly of My Toes non cerca di nascondere completamente la propria impossibilità.
Sappiamo che una facciata in mattoni non può piegarsi in quel modo, eppure la precisione della costruzione rende l’immagine sufficientemente credibile da provocare qualche secondo di esitazione.
È proprio in quello spazio tra ciò che sappiamo essere fisicamente impossibile e ciò che i nostri occhi sembrano vedere che funziona l’opera di Chinneck.
Una casa abbandonata diventa così una gigantesca illusione ottica tridimensionale, nella quale arte, architettura e ingegneria trasformano la rigidità dei mattoni in qualcosa che sembra improvvisamente morbido e fluido.
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